Archivi del mese: dicembre 2012

Se fossi un polpastrello – di Pierpaolo Sorrentino (dedicato a Rachael Gambo)

Se fossi un polpastrello, il Burkina Faso sarebbe ruvido, caldo e sporco come la pelle dei bambini. Si insinuerebbe rosso, come la terra del deserto. Sarebbe accidentato e sconosciuto, come una papaya. Sarebbe pauroso ma irresistibile: una pelle tesa, dura, curva, diventa spessa, si tende, torna indietro….se fossi un polpastrello forse non sapresti che è il ginocchio ormai deformato di Christine… se fossi un polpastrello non diresti proprio che sono capelli quelle forme ispide e corte sotto di te ma poi , toccatene tante, ti convinceresti.

Se fossi un orecchio, il Burkina Faso sarebbe molto rumoroso, al mercato. E sarebbe molto silenzioso nella pianura. Se fossi un orecchio ti sarebbe difficile credere di non aver cambiato paese. Il Burkina, se fossi un orecchio, ti parlerebbe con la voce di amici, di Martial, ma ti direbbe cose che non vorresti sentire. Se fossi un orecchio, sentiresti tanti ringraziamenti, sentiresti dire spesso che hai fatto molto, ma per quello ci saranno gli occhi a dirti che non è così e che invece è niente. E forse è solo per questo che sei al sicuro. Certamente il Burkina non ti chiederebbe di fare altro. Se fossi un orecchio, non sentiresti lamenti. Se fossi un orecchio i bambini sani sapresti che ci sono fin da lontano, e quelli malati crederesti non esistano.

Se fossi una lingua, bene che tu sia una lingua dalla mente aperta. Dovresti abituarti a rovistare tra i polli per trovare la poca carne, compito di una certa importanza in fondo, e dovrebbe piacerti molto il riso, perché lo assaporeresti molte volte. Se fossi una lingua, ti muoveresti per cercare le parole francesi, ma presto capiresti che meglio sarebbe cercare quelle Bissa, o More, o Pull. In Burkina Faso, se fossi una lingua, una lingua bissa, “fossi” significherebbe “respira”….o forse fussi….se fossi una lingua capiresti subito che non importa. Se fossi una lingua, in Burkina farai promesse che non sai se potrai mantenere.

Se fossi un occhio, il Burkina sarebbe rosso e giallo. Sarebbe arido. E poi sarebbe colorato di tutti i colori; in quel caso saresti in un mercato. Sarebbe spesso macchiato di bianco dai sorrisi. Se fossi un occhio, ne vedresti tanti di sorrisi, annidati nei luoghi più strani. Ma se fossi un occhio esperto, allora scorgeresti il Burkina nascosto, tra le righe, anche altrove: nel volto di Sarah, bello e carico di storie e di luoghi, lì ci sei anche tu, e lo vedresti nel sorriso di Francesca, fresco e coraggioso, e lo vedresti negli occhi di Luigi, intelligenti e puliti. Sono loro, ma c’è anche altro.

Se fossi un naso, il Burkina non avrebbe un buon odore, e sarebbe una vera sfida trovarne. Allora, se sei un naso intelligente, aguzzi l’ingegno e odori meglio: e senti l’odore dell’ erba arsa. E impari a sentire gli stessi odori ma diversi in prossimità dell’acqua. Apprezzi le frittelle al mercato, non è un odore forte, ma è di qualcosa che puoi mangiare al mercato. Ma poi c’è il macello a cielo aperto subito dopo. Ti avevo avvertito, il Burkina è una vera sfida se sei un naso. Allora torni a concentrarti…..odori il burro di karitè, ed è bello. Se fossi un naso, potresti pensare in Burkina che una puzza ti insegna il rispetto per l’acqua, e che una puzza può essere degna ed un profumo vigliacco….. forse non avresti torto.

Pierpaolo Sorrentino – Missione Medica dicembre 2012

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