Il paese degli uomini onesti – Il racconto di Pierpaolo

 

Solo pochi giorni prima di partire ci si rende conto di quanto si è in procinto di fare, di dove si sta per andare. Allora provavo a pensare ai viaggi già fatti, alle esperienze già vissute, ma niente che potesse offrirmi un “sarà simile a quella volta in…” …no… l’Africa sarebbe stata nuova e diversa, questo era sicuro. Vi era qualche racconto di quelli già stati e tornati… gli Africani sono poveri ma sono felici, cosa voleva dire? La povertà non crea miseria e violenza ovunque?
Ouagadougou, la capitale, è una enorme girandola di polvere e smog, con macchine, motorini e persone impegnate in una enorme danza senza un senso per te comprensibile… una città indaffarata a far niente.
L’arrivo nel villaggio di Youngou era entusiasmante, una piccola casa in una savana,  il piccolo paese con le tipiche abitazioni di argilla e paglia e le persone amichevoli, alcuni vogliono qualcosa dai bianchi, ma soprattutto tutti vogliono mostrarsi, far vedere le loro danze, stringere le nostre mani, offrire un sorriso. Nella notte in lontananza oltre l’orizzonte le sfumate luci di una enorme miniera d’oro occidentale, “grido di dolore e monito all’umanità”:  il terreno durissimo che rende poco ai coltivatori burkinabè rende invece migliaia di tonnellate d’oro a chi detiene gelosamente il sapere per estrarlo.
Un modo per capire cominciava ad esserci nell’ambulatorio, conoscendo come queste persone vivessero il rapporto con la malattia ed in generale con la vita. Più volte ho visto facce stranite alla domanda “quanti anni hai?”… ma in fondo chi ha detto che la vita debba misurarsi in anni? E se in vece fosse una sequenza di giorni indipendenti… così era in fatti per molti di loro. Ancora piccoli bambini di pochi anni dalle facce tristi e spaventate riuscivano non so come ad intrufolarsi nell’ambulatorio… e non volevano caramelle come noi credevamo… avevano iperpiressia, o ferite aperte, piene di pus, coperte con straccetti mentre sordi al dolore giocavano nella terra condannandosi. Mai un lamento, raramente un grazie a dire il vero, non per ingratitudine, quanto per timore quasi reverenziale verso i bianchi.
E poi le camminate nel villaggio, bastava fermarsi per qualche minuto per avere una folla di grandi e piccoli che volevano foto. La gioia e le risate dei “fortunati” bambini che fotografavamo quando mostravamo loro le immagini nella macchina fotografica. Qualcuno voleva semplicemente qualcosa, in un fatalistico elemosinare del tipo “ci sono i bianchi qualcosa né potrei ottenere”  ma, e qui è la sorpresa, in caso di rifiuto niente rabbia, solo sorrisi e strette di mano… come è possibile? forse per quel giorno hanno già mangiato, i nostri regali sarebbero stati solo un di più per la giornata, e a domani si penserà domani.
Il rapporto con il dolore era stupefacente, al limite dell’incredibile. Appare evidente come le reazioni “esteriori” ( e “interiori”?) al dolore derivino da quelle viste attorno a noi… qui fin da piccoli si osserva che nessuno si lamenta, indipendentemente da quanto forte sia il dolore, e così si sopporta fino ad una apparente indifferenza… indifferenza alla cecità, alla imminente morte del proprio figlio, a cose che per un europeo significherebbero esperienze estremamente traumatiche.
I mercati sono coloratissimi, frutta esotica, vestiti sgargianti, migliaia di strette di mano ed i “ soliti” gruppi di bambini urlanti Nasarah Nasarah (bianchi, bianchi). Altra esperienza da raccontare.
In conclusione il Burkina Faso appare in prima battuta come ciò che è, il quinto paese più povero del mondo, schiude a poco a poco la sua bellezza che risiede nelle persone del luogo e nella loro ancora viva e accesa curiosità e voglia di incontro, una delle poche merci di cui l’Africa abbonda e l’occidente scarseggia….

Pierpaolo Sorrentino – Missione Medica dicembre 2011/gennaio 2012

Newsletter

Email: *
Nome: *
Cognome: *

Dona on line

Diventa Amico dell'Associazione